Oggi desidero parlarti di una delle esperienze più intense che possiamo vivere nella nostra esistenza: il lutto. Il lutto propriamente detto consegue alla morte di una persona cara. Dal punto di vista psicologico, a questa accezione si aggiunge il lutto come dolore provato dopo una separazione affettiva.
Fatte salve le differenze, in entrambi i casi l’elaborazione del lutto rappresenta un momento molto complesso della vita. Anche se ogni individuo ha in apparenza il proprio modo di affrontarlo, a grandi linee possiamo individuarne delle fasi del lutto che portano alla sua accettazione.
Quali sono le differenze tra lutto per morte e lutto per separazione
Esiste una più che ovvia differenza tra il lutto per morte e il lutto per divorzio. La scomparsa di una persona è una perdita irreversibile. Può essere, e non essere, priva di conseguenze anche materiali, oltre che emotive nella tua vita. Questo dipende anche dalle condizioni in cui vivi.
Da questo punto di vista il lutto per divorzio o separazione è simile. Infatti, separarsi da una persona ancora amata o che si ha amato rappresenta una forma di abbandono. A questa percezione si aggiunge il peso emotivo e materiale delle dinamiche di gestione familiare che conseguono alla separazione.
Divorzio e separazione ti costringono a concentrare la tua attenzione non solo sulle questioni patrimoniali, ma anche sull’interazione con i figli, se ci sono, e sulla rinegoziazione dei ruoli.
Talvolta vediamo anche cambiare l’atteggiamento delle persone, nei nostri riguardi, quando affrontiamo un divorzio.
Ecco perché accettare la fine di una relazione di coppia e la ridefinizione del contesto familiare è un evento “traumatico”. Traumatico come un lutto, per l‘appunto.
Fatte le dovute precisazioni, il lutto per morte richiede di attraversare delle fasi molto intense, che ti conducono all’accettazione della perdita definitiva di un affetto. Invece, per quel che riguarda l’eventualità di una separazione, c’è sempre la possibilità di intraprendere un percorso di terapia di coppia, prima di giungere alle conseguenze più estreme.
Cos’è l’elaborazione del lutto?
L’elaborazione del lutto è il processo che passo passo permette alla persona che lo vive di adattarsi alla perdita. Perdita che sia in caso di morte sia in caso di separazione è qualcosa con cui dobbiamo fare i conti.
Vale a dire che è inevitabile avere delle reazioni emotive, cognitive e comportamentali che subiscono delle variazioni nel corso del tempo. Proprio in virtù dei cambiamenti delle reazioni che abbiamo durante l’accettazione dell’evento, parliamo di fasi del lutto.
Quali sono le fasi del lutto
Le fasi del lutto sono diverse a seconda dell’approccio che intendiamo analizzare. Nel saggio Lutto e melanconia, Sigmund Freud ha esposto la sua teoria di elaborazione del lutto e ha individuato tre fasi fondamentali: diniego, accettazione e distacco.
Sul finire degli anni ‘60, Elisabeth Kübler-Ross ha indicato questi momenti fondamentali dell’elaborazione del lutto: negazione, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione.
Più tardi, a questi momenti ne sono stati aggiunti ben due: lo shock, che precede la negazione, e la speranza, da intendere come atteggiamento ottimista verso il futuro.
Nel 1980 J. Bowlby ha invece indicato quattro fasi principali del lutto, le quali sono: stordimento, struggimento, disperazione e disorganizzazione, riorganizzazione.
Tra la prospettiva di Kübler-Ross e la prospettiva di Bowlby non c’è una differenza così marcata. Infatti, a grandi linee il primo momento che si vive quando avviene l’evento è uno shock, un fatto che tendi a negare.
Quando il primo momento evolve, vivi delle fasi caratterizzate da disorientamento, impotenza, rabbia. I segni più evidenti delle diverse fasi sono comportamenti più o meno frequenti nella persona a lutto: dall’insonnia alle crisi di panico, dalle illusioni sensoriali alla profonda tristezza.
La fase finale di elaborazione è quel momento in cui la perdita si accetta e lascia spazio a una percezione positiva dell’avvenire e della realtà presente che ti circonda. Infatti, quando entri nell’accettazione dell’evento, riesci a inserire la tua vita in un orizzonte progettuale. La sensazione di abbandono e di angoscia lascia spazio alla consapevolezza che si può continuare a vivere.
Quanto durano le fasi del lutto
È normale chiedersi quanto dura ogni fase del lutto. Beh, purtroppo la risposta univoca a questa domanda non c’è. Le fasi del lutto non seguono un ordine lineare. Inoltre, ogni fase può durare un certo tempo, che varia da persona a persona. Significa che potresti attraversare una fase in alcune settimane e impiegare anni per uscire da un’altra.
Il processo di elaborazione è soggettivo e non deve preoccuparti la sensazione di vivere per tanto tempo in una delle fasi che stai vivendo.
Tieni presente che incidono diversi fattori che non dipendono solo dal tuo carattere. Il modo in cui vivi il lutto dipende:
- dal rapporto che hai avuto con la persona che non c’è più;
- dal modo in cui è avvenuta la scomparsa;
- dal supporto che ti offre la rete sociale di cui fai parte.
Come elaborare il lutto
Già lo abbiamo detto, ma è bene ripeterlo: non esiste un tempo esatto per elaborare il processo. Il tempo è tuo, è personale. A maggior ragione, datti il tempo necessario. È evidente che vivere nella rabbia, nello stordimento o nell’angoscia non è un bel vivere. Ma la fretta non è risolutiva.
Ciò che puoi fare è accogliere le tue emozioni. Sono di sicuro tante e diverse, coesistono dentro di te e forse fai fatica a comprendere come possano esserci tutte insieme. Anche questo è perfettamente normale. Dai loro voce, dai loro modo di venire fuori.
E non avere paura di chiedere aiuto, perché il lutto è un momento intenso e non sei una persona meno forte, se senti l’esigenza di avere un supporto. La psicoterapia è di certo un modo per affrontarlo e lavorare sulla tua salute emotiva di oggi, anche per evitare che domani insorgano altre problematiche a causa di un lutto non elaborato.
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