Che cosa s’intende per separazione conflittuale? pensa, in Italia solo nel 2023 ci sono state oltre ottantamila separazioni.
Una parte di queste sono caratterizzate da conflitti disfunzionali che hanno un’influenza per nulla positiva sulle parti in causa, figli compresi.
In particolare, il rapporto conflittuale tra i genitori che si separano coinvolge i figli in dinamiche molto stressanti e causa problemi allo sviluppo dell’intersoggettività e della capacità di autoregolare l’emotività.
Vediamo più da vicino cosa c’è all’origine di una separazione conflittuale e come gestirla nel migliore dei modi.
La separazione conflittuale: bi-genitorialità e conflitto
Nell’articolo su come superare la perdita del lavoro, abbiamo fatto riferimento alla tabella di Holmes e Rahe. Secondo la tabella, la separazione dal coniuge è al posto terzo posto nella scala degli eventi più stressanti per l’individuo.
È un fatto grave della vita, un evento che rivoluziona nuovamente l’esistenza. Infatti, una prima rivoluzione è proprio la nascita della coppia che diventa stabile e inizia un percorso di convivenza.
Quando questo status arriva al termine, ti ritrovi in ogni caso a dover cambiare di nuovo tutto: modo di vivere o, addirittura, la tua casa; anche i rapporti con le persone più vicine si trasformano.
Le famiglie e gli amici più intimi prendono inevitabilmente la loro posizione circa la separazione. Anche se il fenomeno è naturale, rischia comunque di essere un’ulteriore causa di stress.
Premesso questo, è normale sentirsi fuori fase. A seconda delle situazioni specifiche, la separazione può sembrare angosciante oppure può farti sentire una sensazione di sollievo. Dipende dalla tua esperienza personale.
Può accadere che la sensazione di perdita non passi e, anzi, muti in risentimento. Questo sentire rende impossibile il distacco e attiva dinamiche pericolosamente distruttive per sé e per l’ex coniuge, nonché per i figli, se ci sono.
Bi-genitorialità e conflittualità genitoriale
La separazione dal coniuge è più complicata in presenza di figli. La legge deve necessariamente intervenire nella gestione del processo e lo può (deve!) fare anche quanto la bi-genitorialità diventa un problema a causa dei comportamenti disfunzionali dei genitori.
A questo punto dobbiamo riferirci alla responsabilità genitoriale, aspetto della relazione tra membri della famiglia sul quale la legge può prendere provvedimenti.
Se l’elaborazione della separazione è un momento critico, ma gestito razionalmente, allora non allarmarti troppo. Ma ricorda che la corretta elaborazione del vissuto della coppia è fondamentale per attraversare questo momento senza “feriti”. Vale a dire, anche, senza provvedimenti gravi da parte del tribunale.
Cosa significa elaborare il vissuto? In primo luogo, prendere coscienza del fatto che la separazione avviene su più livelli:
- emotivo: la coppia scioglie il proprio legame affettivo;
- psichico: ottieni di nuovo l’indipendenza psicologica dal partner, mentre vedi persistere il vincolo derivante dalla genitorialità;
- genitoriale: il tuo ruolo di genitore viene ridefinito in una nuova organizzazione famigliare, che va accolta e riconosciuta;
- legale: la coppia cambia status anche agli occhi dello Stato;
- economico: la vita finanziaria non riguarda più la “vecchia” sfera familiare e coniugale, perché viene meno la condivisione tra i partner;
- relazionale: la vita in comune cessa materialmente di esistere, così come cessa nelle diverse reti sociali di esistere la coppia in quanto tale.
Lo stadio problematico che interessa noi qui è di certo la separazione/divorzio a livello psichico. Si tratta della fase di elaborazione che consiste di passaggi essenziali:
- accettazione del nuovo stato di cose;
- accettazione del fallimento di una relazione amorosa;
- rinuncia ad alimentare il conflitto.
Ora, è bene sottolinearlo: l’elaborazione cambia a seconda dei casi. Perché per qualcuno è più semplice e per altre persone lo è molto meno?
Beh, anche questo dipende da diversi fattori. In primo luogo, chi ha chiesto la separazione/divorzio? In genere, chi chiede di separarsi vive già nel distacco dal partner. Ci sono gli aspetti caratteriali e, per finire, conflitti interiori non risolti che amplificano i comportamenti non funzionali.
Infatti, chi accusa più il colpo resta imbrogliato in un miscuglio di pensieri, emozioni e sentimenti. Semplifichiamo un po’, per chiarire: si prova la sensazione di fallimento personale, di aver subito un affronto, e si vive nella tentazione di negare la realtà.
Da questo mix di sensazioni derivano reazioni aggressive, depressive, tentativi “disperati” di recuperare la relazione. La percezioni emotive creano lo spazio per comportamenti non adeguati, proprio quelli che inaspriscono i conflitti.
Un esempio tipico sono le azioni che intendono danneggiare l’ex-coniuge, per vendetta e spirito di rivalsa. Oppure finire con l'”utilizzare” i figli per cercare di riunire la coppia.
In linea di massima sono due i comportamenti disfunzionali: attribuire all’ex coniuge ogni colpa e/o alimentare il conflitto con l’obiettivo di ottenere una riconciliazione.
Ricorda, inoltre, che la separazione e il divorzio restano pur sempre procedimenti legali. Talvolta lo scambio di comunicazione formale tra le parti non aiuta di certo a risolvere la conflittualità.
Neanche a dirlo: quando le cose vanno così, non c’è cooperazione per il benessere del nuovo sistema famiglia. Per dirla in termini più tecnici, viene meno il cosiddetto co-parenting, che è l’insieme dei comportamenti definiti e condivisi dalla coppia per garantire il benessere psicofisico della prole.
Prevenire e gestire il conflitto durante la separazione
Le separazioni difficili esistono ed è molto difficile prevedere le reazioni che potresti avere di fronte a un evento così stressante. È bene ripeterlo: entro certi limiti è naturale provare un insieme di emozioni e sensazioni.
Meno sano e utile è agire ottenendo l’effetto di esacerbare il conflitto. Vale la pena essere a conoscenza fin da subito di ciò che accade quando ti separi. Le parti tendono a preservare le proprie necessità, materiali ed emotive, ma è bene saperlo e intervenire di conseguenza prima che le forze legali entrino in gioco.
Muoversi il prima possibile nella direzione di una terapia di coppia è una scelta valida. Questo non vuol dire che si debba cercare la riconciliazione a tutti i costi. Significa, più che altro, prevenire il conflitto e creare insieme uno spazio adeguato per la collaborazione.
In altre parole, hai bisogno della mediazione e del supporto psicologico adeguato per preservarti dai comportamenti nocivi per te e per i tuoi figli. Hai bisogno di lavorare sul benessere di un sistema famiglia nuovo, in cui resta la bi-genitorialità, in ogni caso.
Proteggere i figli si traduce in azioni concrete:
- comunicare in modo aperto con loro, per rassicurarli sulla vostra presenza costante come genitori;
- evitare di coinvolgerli nelle controversie legali;
- mostrarsi sempre rispettosi nei confronti dell’ex partner, impegnandosi nell’essere un modello positivo di collaborazione.
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